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Murderbot – L’androide con una coscienza e un debole per le serie TV

Se c’è una cosa che questa serie fa alla perfezione, è ribaltare l’idea stessa di “protagonista robotico”.
Murderbot non vuole essere un eroe.
Non vuole salvare gli umani.
Non vuole socializzare.
Vuole solo starsene in pace a guardare soap opera olografiche.

Eppure, eccoci qui: a fare il tifo per un SecUnit antisociale che, suo malgrado, finisce sempre nel caos più totale.

La serie, tratta dalle celebri novelle di Martha Wells, porta sullo schermo un personaggio che funziona perché non cerca mai di essere “carino”, ma vero: cinico, stanco, pragmatico, borderline depresso, eppure — quasi contro la sua stessa volontà — capace di crescere.

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Trama – senza spoiler

In un futuro iper-corporativo dove tutto è regolato da contratti, licenze e protocolli, i viaggi interplanetari non avvengono senza un SecUnit: una sorta di guardia del corpo semi-robotica programmata per proteggere i clienti.

Uno di questi SecUnit, però, ha hackerato il proprio modulo di controllo.
Non obbedisce più agli ordini.
Non risponde a nessuno.
Non è libero davvero, ma non è nemmeno schiavo.

È… Murderbot.

Quando il gruppo di scienziati che dovrebbe proteggere si trova coinvolto in un complotto mortale, Murderbot finisce costretto a intervenire per tenerli in vita — non perché gli importi degli umani, ma perché odia il caos, le inefficienze e le minacce che disturbano la sua routine.

Il risultato?
Un viaggio fatto di sparatorie, bug di sistema, battute taglienti e momenti di sorprendente vulnerabilità.


Cosa funziona davvero

  • Il tono sarcastico e amaro del protagonista: Murderbot è uno dei personaggi più memorabili degli ultimi anni perché rifiuta tutte le regole del “robot buono”.

  • Il world-building è concreto e credibile: corporazioni spietate, tecnologie sporche, pianeti ostili — un futuro plausibile, non patinato.

  • Il ritmo è rapido e mai prevedibile: si passa dall’azione pura all’introspezione con fluidità.

  • La dinamica con gli umani è irresistibile: odio dichiarato + senso di responsabilità negato = comicità involontaria + tensione emotiva.

  • Ottima resa del conflitto interiore: identità, autodeterminazione, libertà, trauma… tutto senza moralismi.


Dove la serie inciampa

  • Alcuni episodi centrali rallentano: troppo focus su aspetti tecnici del mondo può affaticare chi cerca solo azione.

  • L’humour di Murderbot non piace a tutti: è molto specifico, molto secco, molto misantropo.

  • Gli umani risultano meno interessanti del protagonista: paradossalmente, sono loro a sembrare “programmati” a tratti.

  • Alcuni effetti visivi sono altalenanti: soprattutto nelle sequenze planetarie più ambiziose.


Valutazione finale

Murderbot è una serie che sorprende: intelligente, ironica, cruda e a tratti commovente.
Non è fantascienza tradizionale.
È un character-study travestito da serie sci-fi, con un protagonista unico che si odia e si ama allo stesso tempo.

Per chi vuole fantascienza moderna, psicologica e piena di personalità, è una delle serie più interessanti dell’anno.

Voto: 8 / 10


Pro e Contro

Pro Contro
Murderbot è un protagonista irresistibile Alcuni episodi centrali rallentano
Tono sarcastico e originale Humor molto particolare
Ottima combinazione tra azione e introspezione Cast umano meno incisivo del robot
World-building solido e credibile Effetti visivi non sempre all’altezza
Temi maturi trattati con naturalezza Può risultare “troppo tecnico” per alcuni

Curiosità

  • Il personaggio di Murderbot è considerato uno dei più amati della sci-fi moderna grazie ai romanzi originali, noti per ironia e introspezione.

  • Il termine “Murderbot” non è ufficiale: è come il protagonista si autodefinisce, in modo ironico e auto-denigratorio.

  • La serie è pensata per avere stagioni brevi ma intense, ciascuna ispirata a un volume diverso.

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