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Babygirl – Nicole Kidman tra potere e desiderio in un thriller che spiazza

  • Categoria dell'articolo:Recensioni film

Quando Nicole Kidman sceglie un ruolo, difficilmente lo fa per restare in superficie. In Babygirl, l’attrice australiana ci porta in una zona narrativa rischiosa, cruda, dove il desiderio si mescola al potere, e l’intimità si fa teatro di controllo, perdita e riscoperta.

Il film non è solo un thriller erotico: è una discesa dentro il corpo e la mente di una donna che ha tutto — o crede di averlo — finché non si ritrova a dover gestire ciò che non può dominare. Sé stessa.

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Babygirl – Trama: Una donna che comanda… e crolla

Kidman interpreta Romy Mathis, una CEO di successo nel settore tech. Forte, elegante, razionale, perfettamente inquadrata nel ruolo di donna che ha conquistato il mondo degli uomini. Ma sotto quella corazza c’è un vuoto che si allarga lentamente. Il marito (Antonio Banderas) le è vicino più per forma che per passione, le figlie la percepiscono come distante. L’unico elemento che rompe il suo equilibrio è Samuel, uno stagista giovane, brillante, pericolosamente affascinante.

Da lì nasce una dinamica che ribalta i ruoli tradizionali: la donna potente che si ritrova attratta da un uomo apparentemente inferiore nella scala gerarchica. Ma il potere, nel film, è fluido. Si prende, si cede, si reclama. E Babygirl diventa il nome — ma anche il simbolo — di questa resa.

Erotismo psicologico, non gratuito

Chi si aspetta un thriller spinto solo sul piano fisico potrebbe restare spiazzato. Il corpo c’è, la tensione anche, ma è l’aspetto psicologico che domina. Le scene intime non servono a provocare, ma a raccontare. Ogni contatto tra i due protagonisti è carico di significato: dominio, fiducia, paura, euforia. È come se, nell’atto stesso di abbandonarsi, Romy trovasse finalmente uno spazio per sentirsi viva.

Non è un film rassicurante. Ma non vuole esserlo. Anzi, si prende la libertà di mostrare una sessualità femminile adulta, libera e contraddittoria, senza semplificazioni.

Regia elegante e tagliente

La regia si muove con intelligenza tra suggestioni sensuali e freddezza quasi clinica. Ambienti minimal, luci fredde, silenzi che parlano più dei dialoghi. Tutto è calcolato, ma mai sterile. La tensione cresce come un filo teso: non si spezza mai, ma vibra.

Il ritmo è volutamente controllato, quasi lento in alcuni passaggi. Serve per creare quel senso di sospensione, di attesa, di qualcosa che deve accadere e che non sarà facile gestire. E infatti, non lo è.

Babygirl: Una Nicole Kidman da applausi

La Kidman di Babygirl non è quella che incanta con lo sguardo magnetico o la dolcezza. Qui è intensa, cruda, spogliata emotivamente. Il suo personaggio vive una crisi interiore che lei riesce a mostrare senza mai risultare artefatta. I suoi silenzi parlano quanto i momenti di tensione. È fragile senza essere vittima, dominante senza essere mostruosa.

Una performance che probabilmente dividerà, ma che merita rispetto per il rischio che si prende. Non interpreta Romy, diventa Romy.

Perché consigliamo Babygirl?

Consigliamo Babygirl perché è un film che ha il coraggio di toccare nervi scoperti. Non è perfetto, non è per tutti, ma è sincero. Parla di donne, desideri, limiti, e di quella zona grigia dove si mescolano vulnerabilità e potere. Nicole Kidman regge il film con una forza rara, e ci accompagna in un viaggio che disturba, ma non lascia indifferenti.

È un thriller sensuale, sì. Ma prima di tutto è un ritratto umano. Spigoloso. Necessario.

E voi?

Vi piacciono i film che esplorano il lato più ambiguo del desiderio? Vi siete sentiti a disagio, affascinati o entrambe le cose? Parliamone nei commenti.

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