In Buen Camino, Checco Zalone interpreta un uomo in piena crisi personale e professionale che, quasi per caso, decide di intraprendere il Cammino di Santiago. Quello che nasce come un tentativo maldestro di “rimettere a posto la propria vita” si trasforma in un viaggio fatto di incontri improbabili, scontri culturali e riflessioni inattese sul senso del successo, della fede e dell’identità.
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Con Buen Camino, Checco Zalone compie un passo laterale rispetto alla comicità che lo ha reso uno dei maggiori fenomeni del cinema italiano. Il film non rinnega la sua cifra satirica, ma la inserisce in una struttura più riflessiva, dove la risata non è più l’unico obiettivo.
La prima parte è quella più riconoscibile: battute dirette, osservazioni feroci sul turismo spirituale, sull’ipocrisia occidentale e sull’idea stessa di “viaggio interiore” vissuto come moda. Zalone colpisce ancora una volta nel segno quando smonta le convinzioni altrui con apparente ingenuità, mettendo a nudo contraddizioni sociali e culturali.
Man mano che il cammino avanza, però, Buen Camino cambia tono. La commedia lascia spazio a momenti più silenziosi e malinconici, in cui il personaggio di Zalone perde parte della sua maschera comica per diventare più umano e vulnerabile. È qui che il film divide: c’è chi apprezzerà questa svolta più intima e chi sentirà la mancanza della comicità travolgente dei lavori precedenti.
Dal punto di vista narrativo, il film procede per episodi, alternando incontri riusciti ad altri meno incisivi. Non tutte le situazioni hanno la stessa forza satirica e il ritmo rallenta sensibilmente nella parte centrale. Tuttavia, l’ambientazione del Cammino di Santiago è sfruttata con intelligenza, evitando cartoline facili e mantenendo uno sguardo ironico ma rispettoso.
Buen Camino non è il film più divertente di Checco Zalone, ma forse è uno dei più sinceri. Un’opera che prova a parlare di cambiamento senza gridarlo, accettando il rischio di spiazzare il proprio pubblico.
Voto finale
★★★½☆ (7/10)
✅ Pro e ❌ Contro
Pro
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Checco Zalone in una versione più matura
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Satira sociale ancora efficace
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Buon equilibrio tra comicità e introspezione
Contro
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Ritmo irregolare
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Meno risate rispetto ai film precedenti
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Struttura episodica non sempre incisiva
Curiosità
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È uno dei film più “personali” della carriera di Checco Zalone.
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Il Cammino di Santiago viene usato come metafora, non come semplice ambientazione turistica.
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Alcuni dialoghi nascono da incontri reali avvenuti durante le riprese.