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Kaiju No. 8 – Un anime (e manga) tra mostri giganti e sogni falliti

Nel panorama degli anime di mostri giganti, Kaiju No. 8 si fa subito notare per un approccio diverso: non solo combattimenti spettacolari e creature titaniche, ma anche un protagonista atipico, adulto, pieno di rimpianti e sogni infranti. Un protagonista, in altre parole, che rappresenta chi non ce l’ha fatta — o almeno, non nei tempi che la società considera accettabili.

Tratto dal manga di Naoya Matsumoto, Kaiju No. 8 è una storia che alterna ironia e introspezione, botte e riflessioni amare, con uno stile visivo accattivante e un cuore narrativo sorprendentemente maturo.

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Il fascino del “perdente” che non molla

Kafka Hibino ha 32 anni, lavora nella squadra di pulizia dei kaiju (i giganteschi mostri che minacciano il Giappone) e un tempo sognava di diventare un eroe della Difesa. Ma le cose non sono andate come sperava. Finché, in un giorno qualunque, un misterioso evento lo trasforma in… un kaiju. Da lì, inizia un percorso in bilico tra identità umana e potere mostruoso.

Il vero colpo di genio della serie è proprio qui: Kafka non è il classico giovane prodigio, ma un uomo segnato dai fallimenti, che però decide di non arrendersi. La sua trasformazione — fisica e psicologica — è una metafora potente sul riscatto, sulla capacità di reinventarsi anche quando sembra troppo tardi.

Mostri, mazzate e… cuore

Il mondo di Kaiju No. 8 è costruito con cura: un Giappone militarizzato, costantemente sotto attacco, dove ogni città ha il suo “punteggio di distruzione”. La squadra di difesa è composta da giovani combattenti brillanti e agguerriti, e Kafka, con i suoi anni di più e le sue insicurezze, è l’anomalia nel gruppo.

Ma non per questo è fuori posto. Anzi. La sua determinazione, il suo cuore e la sua umanità diventano il collante della squadra, e il suo rapporto con i colleghi — in particolare con la determinata Kikoru e il rigido capitano Hoshina — aggiunge spessore emotivo alla trama.

Un anime che diverte ma fa anche riflettere

Sul piano tecnico, Kaiju No. 8 è animato con fluidità e attenzione: le sequenze d’azione sono spettacolari, i mostri sono disegnati con dettagli inquietanti e la regia sa alternare sapientemente tensione e comic relief. Ma ciò che resta più impresso non sono solo le esplosioni o le trasformazioni, quanto le pause. I momenti in cui Kafka si guarda allo specchio — o allo scanner — e si chiede: “Chi sono davvero?”

La serie sa parlare a una generazione che ha imparato a convivere con il concetto di “fallimento” non come sconfitta definitiva, ma come tappa di un percorso più lungo, più tortuoso, ma anche più reale.

Perché consigliamo Kaiju No. 8?

Consigliamo Kaiju No. 8 perché è una serie d’azione che non si ferma all’azione. È un anime che riesce a combinare l’epica dei combattimenti con una riflessione adulta sul senso di inadeguatezza, sul tempo che passa, sulle seconde possibilità. Kafka è un protagonista diverso, vero, che ti viene voglia di tifare anche quando sbaglia.

E se amate i kaiju, i drammi esistenziali mascherati da commedie d’azione, o semplicemente le storie che parlano con sincerità, anche nel mezzo del caos, allora Kaiju No. 8 vi piacerà moltissimo.

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