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One Punch Man – L’ironia invincibile di un eroe troppo forte

One Punch Man non è solo un titolo: è una dichiarazione d’intenti. Il protagonista, Saitama, è un eroe così potente da sconfiggere qualsiasi nemico con un solo pugno. Ma attenzione: l’opera creata da ONE e illustrata magistralmente da Yūsuke Murata non si limita a questo concetto assurdo. Lo espande, lo decostruisce e lo trasforma in una delle più acute e divertenti parodie del genere supereroistico degli ultimi anni.

Dietro ai pugni infiniti (ma sempre uno solo per volta), si nasconde una riflessione sulla frustrazione, sull’identità, e su quanto possa essere difficile — e vuoto — avere tutto il potere del mondo.

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Saitama: l’eroe che ha già vinto (e si annoia)

Saitama non ha muscoli esagerati, non ha un passato tragico, non ha nemmeno una vera motivazione. Ha allenato il suo corpo fino al limite (100 piegamenti, 100 addominali, 100 squat e 10 km al giorno) ed è diventato il più forte. Ma è proprio questo il punto: non c’è sfida, non c’è gloria, non c’è pathos. E allora… che senso ha essere un eroe?

Da questo paradosso nasce l’ironia geniale di One Punch Man: un protagonista che cerca di sentirsi vivo in un mondo che non riesce più a sorprenderlo. E mentre i nemici si presentano con discorsi lunghi e design sempre più complessi, lui li liquida con una smorfia annoiata e un pugno secco.

Un mix riuscito di comicità e azione pura

L’anime (specialmente nella sua prima stagione) è un mix perfetto tra comicità surreale e combattimenti spettacolari. Ogni episodio alterna momenti esilaranti, con sketch degni di una sit-com nonsense, a scene d’azione dirette con un dinamismo e una fluidità straordinari.

I personaggi secondari — da Genos, il cyborg-serio-compagno-di-allenamenti, a King, l’eroe più temuto che in realtà non ha mai combattuto — sono costruiti con grande cura e ironia. Ognuno rappresenta una variazione sul tema del supereroe, tra cliché e capovolgimenti.

E poi ci sono i mostri. Tonnellate di mostri. Ognuno più assurdo dell’altro, con nomi e poteri ridicoli, ma animati con una qualità che non si prende mai troppo sul serio, pur restando visivamente eccezionale.

La satira intelligente del genere shonen

One Punch Man è anche un esercizio di metanarrazione: prende i codici dello shonen — i combattimenti infiniti, la crescita personale, la rivalità, il potere che aumenta — e li ribalta con un protagonista che… ha già tutto. E che, proprio per questo, è irrimediabilmente solo.

Non c’è una vera evoluzione per Saitama, perché non ce n’è bisogno. L’anime si diverte a concentrarsi su tutto il resto: le reazioni degli altri, i drammi epici dei comprimari, le guerre tra mostri e super, come se il protagonista fosse un elemento di disturbo che rompe sempre il climax.

Il tratto di Murata: un’opera d’arte in movimento

Nel manga, il lavoro di Yūsuke Murata è straordinario. Ogni tavola è una mini esplosione visiva, capace di passare dal comico all’epico nel giro di un’inquadratura. Il suo tratto dinamico, iper-dettagliato, riesce a dare peso anche al nulla, amplificando il contrasto tra la noia di Saitama e il caos del mondo attorno.

La trasposizione anime della prima stagione, realizzata da Madhouse, ha reso pienamente giustizia a questa estetica, con animazioni fluide e coreografie d’impatto. La seconda stagione, purtroppo, ha perso un po’ di smalto tecnico, ma l’anima dell’opera è rimasta intatta.

Perché consigliamo One Punch Man?

Consigliamo One Punch Man perché è intelligente, divertente e profondamente originale. È un anime che sa ridere dei suoi stessi archetipi, che riesce a far riflettere senza mai essere pesante, e che alterna momenti di puro intrattenimento a spunti quasi filosofici sull’identità e sul senso dell’esistenza.

Perfetto per chi ama i supereroi, ma anche per chi ne è stanco. Ideale per chi vuole azione, ma non ha voglia delle solite saghe interminabili. One Punch Man è la risposta spiazzante a una domanda che nessuno si era fatto: “E se l’eroe fosse troppo forte?”

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