Quando si legge “Robert De Niro in un doppio ruolo”, ci si aspetta qualcosa di potente, carismatico, magari anche coraggioso. E invece The Alto Knights – I due volti del crimine è l’ennesima dimostrazione che il talento da solo non basta, se non è accompagnato da una sceneggiatura all’altezza e da una regia capace di sfruttarlo.
Ambientato nell’America degli anni ‘60, tra New York e New Jersey, il film racconta il confronto tra due boss mafiosi italoamericani: Vito Genovese e Frank Costello. Entrambi interpretati da De Niro, entrambi ispirati a figure realmente esistite. Ma il film, pur avendo tra le mani del materiale potenzialmente esplosivo, sceglie la via della prudenza. E finisce per non lasciare il segno.
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Una doppia performance, ma un solo tono
Robert De Niro fa il suo, con professionalità e mestiere, ma senza quella scintilla che ci si aspetterebbe da un progetto che punta tutto (o quasi) su di lui. Vito è ruvido, autoritario, impaziente. Frank è più posato, quasi distaccato. Eppure, alla fine, i due personaggi sembrano quasi sfumature dello stesso volto, senza mai davvero diventare opposti narrativi.
Il problema non è De Niro. Il problema è tutto quello che gli sta intorno: una regia statica, una scrittura scolastica, una costruzione dei personaggi che si affida troppo spesso a dialoghi didascalici e scene già viste.
Mafia, sigari e déjà vu
C’è un’aria da vecchio film, e non nel senso buono. Il gangster movie classico ha lasciato opere monumentali alle sue spalle. Per entrare oggi in quel territorio serve un approccio nuovo, uno sguardo più consapevole o spietato. The Alto Knights invece resta intrappolato nei cliché: ristoranti italiani, uomini in cappotto che parlano sottovoce, pistole silenziate e minacce sussurrate.
Non c’è tensione vera, né empatia. I personaggi secondari sfumano nel nulla, le dinamiche di potere si riducono a pochi scambi stanchi. Anche i momenti che dovrebbero essere clou — tradimenti, confronti, decisioni sanguinose — arrivano scarichi, quasi senza peso.
Un’estetica curata, ma senz’anima
Visivamente, il film fa il suo dovere. La ricostruzione storica è accurata, la fotografia richiama i toni caldi e fumo-nebbiosi del cinema gangster tradizionale. Ma è come se mancasse il respiro: ogni inquadratura sembra raccontare qualcosa che abbiamo già visto altrove, meglio. Più che un omaggio, sembra un compitino ben confezionato.
Perché The Alto Knights delude?
Perché è un’occasione sprecata. Con due personaggi iconici della mafia americana, con Robert De Niro in doppia versione, si poteva fare un film che scavasse davvero nei meccanismi del potere criminale, nel doppio, nell’identità, nella memoria. E invece si resta in superficie, in un film che intrattiene a tratti, ma non incide mai.
Consigliamo The Alto Knights?
Solo agli irriducibili del gangster movie, e a chi non vuole perdersi nessuna interpretazione di De Niro. Per tutti gli altri, consigliamo di riscoprire i veri classici — o anche solo qualcosa di più recente, ma con una marcia in più.