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The Rainmaker: quando il cinema giudiziario era ancora una questione morale

Rudy Baylor è un giovane neolaureato in legge che sogna di cambiare il mondo, o quantomeno di fare la cosa giusta. Appena entrato nella professione, si trova coinvolto in una causa apparentemente più grande di lui: una potente compagnia assicurativa accusata di aver negato cure salvavita a un ragazzo gravemente malato. Quella che sembra una battaglia legale impossibile diventa presto uno scontro morale tra giustizia e cinismo.

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The Rainmaker appartiene a una stagione del cinema americano in cui i legal thriller non erano solo intrattenimento, ma riflessioni etiche mascherate da spettacolo. Coppola adatta il romanzo di John Grisham con uno stile sobrio, classico, quasi invisibile, lasciando spazio ai personaggi e ai dilemmi morali.

Il cuore del film è il protagonista interpretato da Matt Damon, qui ancora lontano dallo status di star globale, ma già capace di trasmettere idealismo, fragilità e determinazione. Rudy Baylor è un eroe imperfetto, inesperto, spesso sopraffatto, e proprio per questo credibile. Attorno a lui ruota un sistema marcio, fatto di studi legali senza scrupoli e multinazionali disumanizzate, raccontato senza bisogno di eccessi retorici.

Il film non è privo di difetti. Il ritmo è lento, a tratti fin troppo dilatato, e alcune dinamiche risultano prevedibili, soprattutto per chi conosce bene il genere. Anche la messa in scena resta volutamente tradizionale, rinunciando a soluzioni visive più incisive.

Eppure The Rainmaker funziona ancora oggi perché non cerca il colpo di scena a tutti i costi. È un film che parla di dignità, di limiti personali, di quanto sia difficile restare onesti in un sistema progettato per schiacciare i più deboli. Un cinema che crede ancora nella possibilità, se non di vincere, almeno di resistere.


Voto finale

★★★★☆ (8/10)


✅ Pro e ❌ Contro

Pro

  • Forte spessore morale e umano

  • Interpretazioni solide, soprattutto Matt Damon

  • Legal thriller classico ma efficace

Contro

  • Ritmo lento

  • Regia poco audace

  • Struttura narrativa prevedibile


Curiosità

  • Il film è tratto da un romanzo di John Grisham, autore simbolo del legal thriller anni ’90.

  • Coppola scelse uno stile volutamente sobrio per non spettacolarizzare il dolore umano al centro della storia.

  • Matt Damon girò il film poco dopo Will Hunting – Genio ribelle, confermando il suo talento drammatico.